Ambiente e salute – Le riflessioni di Emanuele Vinci

In vista della III Conferenza Nazionale della Professione Medica e Odontoiatrica (Rimini 19-21 maggio), abbiamo chiesto a Emanuele Vinci, Presidente dell’OMCeO di Brindisi, una riflessione sulla relazione tra ambiente e salute: in che modo e con quali strumenti la medicina del futuro potrà coniugare salute dell’ambiente e salute dell’uomo?
Il legame tra ambiente e salute è ormai nella consapevolezza di ciascuna persona, di ogni popolazione e della comunità scientifica.

L’OMS, in una meta-analisi del 2006, confermata nella seconda edizione pubblicata nel marzo 2016 (intitolata
Preventing disease through healthy environments. Towards an estimate of the environmental burden of disease) stima, per altro in modo precauzionale, che il 24% della malattie e il 23% delle morti possa essere attribuito ai fattori ambientali e che più di un terzo delle patologie nei bambini è dovuto a fattori ambientali modificabili.

Le più recenti acquisizioni hanno dimostrato come le informazioni provenienti dall’ambiente si integrano (tramite il network molecolare dell’epigenoma) con le informazioni iscritte nel DNA; in tal modo gli agenti inquinanti immessi in atmosfera e nelle catene alimentari si correlano alle nuove pandemie di patologie dismetaboliche, cardiocircolatorie, oncologiche e neurodegenerative.

L’epoca contemporanea è definita l’età del “dominio della tecnica”, ovvero  l’epoca in cui la tecnologia è talmente pervasiva da plasmare non solo il lavoro e le abitudini, ma anche i sogni e i desideri delle persone e delle collettività; per questo diventa sempre più urgente e necessario che la medicina riscopra l’importanza e il valore della sua dimensione “geo-antropocentrica”, in cui le condizioni di salute delle singole persone e delle popolazioni debbano essere valutate anche in base ai luoghi e alle condizioni sociali in cui si vive, all’aria respirata, alle bevande e cibi ingeriti. In tale ottica si afferma la necessità della VIS-Valutazione di Impatto sulla Salute di ogni attività antropica, come ribadito dal Piano Nazionale di Prevenzione 2014-2018 approvato dal Ministero della Salute.

Al contempo è necessario promuovere il “Principio di Precauzione”, ovvero un approccio alla gestione dei rischi che si esercita in una situazione d’incertezza scientifica, che reclama un’esigenza d’intervento di fronte ad un rischio potenzialmente grave, senza attendere i risultati della ricerca scientifica.

In tale contesto alla professione medica tocca il compito di essere aperta alle acquisizioni delle scienze e tecnologie biomediche per trasferirle nella tutela della salute e nella cura dei pazienti, adottando al contempo “l’Etica e il Principio di Responsabilità”, ovvero il dovere di informare sui rischi ambientali per la salute e di tenere sempre presenti le conseguenze e l’appropriatezza delle proprie scelte, nell’esclusivo interesse della salute della persona assistita e della collettività.

 

 

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