ICT e sanità elettronica

A che punto è, in Italia, lo sviluppo della “sanità elettronica”? Con quali ricadute sulla relazione medico-paziente e quali criticità in ambito di privacy? Lo abbiamo chiesto a Silvestro Scotti, Presidente dell’OMCeO di Napoli, che in occasione della III Conferenza della Professione Medica e Odontoiatrica (Rimini, 19-21 maggio) parlerà di ICT (Information and Communication Technology) in ambito sanitario. In Italia, a differenza di quanto si possa immaginare, c’è stato uno sviluppo rapido della sanità elettronica, ma le ricadute applicative avvicinano questo ambito di ricerca più alle valorizzazioni economiche riferite all’assistenza che alla definizione di strumenti di supporto del medico o dell’operatore sanitario. Per esempio, la telemedicina si sta espandendo molto ma questo modello va ancora ben chiarito rispetto ai parametri di prestazione: è evidente infatti che nei nomenclatori regionali non sono previste nè valorizzate le prestazioni telemediche, ponendole perciò in una condizione di assimilabilità alle prestazioni in presenza senza nemmeno ottenerne il vantaggio di una migliore economia di scala (centralizzazione dei referti, e diffusione territoriale della prestazione)


Sembra quindi che lo sviluppo della sanità elettronica, oggi molto sviluppata in particolare negli atti medici di prescrizione e certificazione dematerializzate, sia più legato all’art. 81 (equilibrio della finanza pubblica) che all’art. 32 (diritto alla Salute) della Costituzione: una battuta per dire che la questione della nuova tecnologia si appresta ad essere appannaggio più del ciclo economico che non una estensione del diritto della tutela di salute.

Questo aspetto evidentemente rischia di alterare il rapporto tra medico e paziente: il processo dei flussi dei dati, così come viene impostato oggi, non tiene  conto del ruolo di una professione intellettuale quale è quella medica: infatti nel momento in cui in Italia si usa la codifica delle diagnosi cosiddetta ICD-9-CM nell’elaborazione di un ragionamento diagnostico, è chiaro che la classificazione sovrasta il ragionamento intellettuale su cui invece si basa sempre la diagnosi. Cioè, l’approccio informatico costringe ad un codifica dei dati senza un apprezzamento intellettuale nonostante le scelte diagnostiche e terapeutiche siano sempre più determinate dalle evidenze clinico-scientifiche basate su dati digitali (N.d.R. La classificazione ICD-9-CM è finalizzata a tradurre in codici alfa-numerici i termini medici in cui sono espressi le diagnosi di malattia, gli altri problemi di salute e le procedure diagnostiche e terapeutiche).

Sul delicato tema della privacy è necessario poi ricordare che i flussi di dati stanno oggi assumendo una mobilità che deve essere chiarita e maggiormente sistematizzata: cioè il cittadino non ha l’empowerment positivo alla sanità elettronica ed è quindi importante che possa conoscere le procedure ed avere un accesso diretto ai propri dati così come viene riportato nel nuovo Regolamento europeo uscito qualche giorno fa in Gazzetta. Questo criterio vale anche per il campo delle App sanitarie che in Italia, ma è un problema di dimensione internazionale, spesso non sono validate dall’istituzione sanitaria ma progettate e predisposte a fini di produzione di servizi on-line for profit creando un consumo di sanità piuttosto che una vera azione di prevenzione e di indirizzo agli stili di vita. Quindi in sé il prodotto non nasce ad uso del paziente o dell’operatore sanitario, attraverso un’analisi dei bisogni e delle ricadute, ma è finalizzato al mercato, al consumo. Cioè continua a rimanere prevalente l’approccio informatico.

Questo modello è chiaro che non può essere sufficiente: ci vuole invece una reale conoscenza della professione in cui si calano questi strumenti e soprattutto tutti gli strumenti che producano informazioni sanitarie o potenzialmente utili alla salute dovrebbero tener conto anche delle possibili implicazioni deontologiche conseguenti per il medico che le intercetta. Lo sviluppo delle applicazioni informatiche in sanità  dovrebbe essere affiancato da competenze specifiche che mettano a fuoco gli elementi tecnologici per una reale utilità per il paziente, per  il medico e per tutte le professioni sanitarie, con un approccio intellettuale e non statistico o classificatorio.

A Rimini lanceremo l’idea che in FNOMCeO si possa costituire un albo di consulenti medici esperti della trasferibilità degli applicativi informatici a supporto della buona pratica clinica e gestionale del futuro medico proprio perché la salute non è sempre riconducibile a processi informatici ma ha bisogno di quella quota di relazione professionale che rimane fondamentale nell’area medica.

La Pubblica Amministrazione, ma anche tutto il mondo dei Servizi, è orientato ad estendere sempre più le offerte sul web. Ne sono un esempio i portali di accesso di INPS, INAIL, e quelli delle Regioni. Tra i servizi che queste sono chiamate a sviluppare il famoso FSE, dove confluiranno le diagnosi, le prescrizioni, le indagini effettuate. L’accesso a tali portali è vincolato a protocolli che utilizzano il riconoscimento del Professionista Medico attraverso credenziali che vengono consegnate previa la presentazione di un certificato di iscrizione all’Ordine.

L’uso (come sta avvenendo) di credenziali basate su sistema di autenticazione a due fattori (User-ID e Password) è un sistema di autenticazione DEBOLE che rende possibile il furto di identità, e rende problematico il controllo della permanenza nel tempo della idoneità-abilitazione a svolgere le mansioni per le quali il professionista si accredita e accede.

Il futuro disegna in questo campo l’identificazione digitale degli utenti e quello dei singoli professionisti che dovranno accreditarsi attraverso un’autenticazione che li abiliti a svolgere operazioni che sono di loro esclusiva pertinenza.

Su questo orizzonte si proietta il futuro degli Ordini, che dovranno accreditarsi come Attribute-Provider per garantire al sistema la possibilità di identificare il medico e/o l’odontoiatra garantendo i suoi titoli ed il mantenimento nel tempo l’idoneità alle mansioni svolte.

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